Trattamento osteopatico della caviglia

Ultimo aggiornamento il 29 Gennaio 2024

Fondamentale la visione globale anche nel trauma recente

DOTT. ANDREA CERRITI
FISIOTERAPISTA – OSTEOPATA
DOCENTE TOP PHYSIO ACADEMY

Il trattamento osteopatico della caviglia, come vuole la regola osteopatica, inizia con la raccolta dei dati anamnestici. Partendo dal sintomo e attraverso la descrizione della patologia (localizzazione, tempo e modalità d’insorgenza), si raccolgono dati su eventuali traumi ed interventi chirurgici pregressi e sulla condizione di organi e apparati.
Successivamente, viene eseguita la valutazione del paziente in piedi, osservato sul piano frontale e sul piano laterale. Le zone implicate in catene disfunzionali ascendenti o discendenti saranno oggetto di test articolari, fasciali e funzionali.
Test generali iniziali vengono effettuati anche se il nostro paziente arriva per un trauma diretto alla caviglia stessa. Non bisogna mai dimenticare la visione globale dell’osteopatia: un’articolazione lontana dalla caviglia stessa potrebbe avere una restrizione di mobilità tale da indurre, ad esempio, una non perfetta performance propriocettiva dell’articolazione tibio-tarsica.
Nella fase seguente, a paziente supino, si eseguono i test più dettagliati sulla caviglia:
⁜ test fasciali, alla ricerca dei tessuti che presentano una maggiore restrizione di mobilità. Si eseguono sulla zona legamentosa, muscolare e tendinea e comprendono anche la membrana interossea della gamba;
⁜ test di articolarità attiva e passiva, dell’articolazione tibio-tarsica e dell’articolazione sottoastragalica;
⁜ test di mobilità della testa del perone;
⁜ test di mobilità del piede, con maggior attenzione all’interlinea di Chopart e all’interlinea di Linsfranc.
Sulla base della indagine effettuata e dello stato infiammatorio che si distingue in fase acuta, sub-acuta o fase cronica, vengono effettuate tecniche fasciali passive, attive indirette o attive dirette e tecniche articolari a energia muscolare o thrust, tecnica ad alta velocità e bassa ampiezza nel rispetto dei parametri di movimento dell’articolazione. L’obiettivo prefissato è restituire il completo movimento a quelle articolazioni e a tutti quei sistemi oggetto di restrizione di mobilità. Spesso una distorsione recidivante di caviglia può presentare ad esempio una limitazione di movimento della testa del perone omolaterale oppure un’articolazione sottoastragalica con ridotta mobilità. Queste disfunzioni potrebbero comportare una retrazione del muscolo bicipite femorale che si inserisce sulla testa del perone.
Stessa importanza sarà assegnata alla valutazione del ginocchio (flessione, estensione e rotazione) e di tutte le articolazioni superiori – anca, bacino, sacro.
Altra importante valutazione deve essere fatta riguardo alla distribuzione del carico sul piede (retro piede, avampiede e pronato, supinato) e al suo appoggio. Spesso ci troviamo a trattare cicatrici aderenziali o retrazioni del tessuto connettivo fibroso della membrana interossea tesa tra tibia e perone che può essere considerata al pari di un’articolazione.
In osteopatia, si può e si deve intervenire anche subito dopo un trauma, come, ad esempio, risulta essere la distorsione, adattando naturalmente la tecnica più indicata e dando i corretti suggerimenti al paziente come, ad esempio, il carico sfiorante, l’utilizzo del ghiaccio, gli esercizi da svolgere.

osteopatia caviglia
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