Storia dell’ortopedia

Ultimo aggiornamento il 7 Marzo 2024
storia dell'ortopedia

La storia dell’ortopedia ha origini antiche ed è particolarmente ricca di illustri medici che ne hanno forgiato i principi cardini. Le prime tracce di questa branca medica risalgono all’Antico Egitto. I medici egiziani avevano una conoscenza rudimentale delle fratture ossee e cercavano di immobilizzare gli arti danneggiati mediante l’uso di bende e fasciature rudimentali. Nell’antica Grecia, Ippocrate formulò principi di trattamento per lesioni muscolo-scheletriche.

Celso e Galeno si occupano di tematiche inerenti le fratture e le deformità. L’ortopedia ha avuto il maggior sviluppo durante il Rinascimento, grazie a medici illuminati come Ambroise Paré e Giovanni Battista della Porta. Paré, chirurgo francese del XVI secolo, introdusse metodi innovativi per il trattamento delle fratture e dei traumi, migliorando notevolmente le pratiche ortopediche dell’epoca. Nel XVII secolo, la figura di Giovanni Battista della Porta si distinse per i suoi studi sull’anatomia e per la cura di pazienti con deformità congenite.

Il XIX secolo segnò un periodo di significativo progresso nell’ortopedia. Con l’introduzione dell’anestesia e l’evoluzione delle tecniche chirurgiche, gli interventi ortopedici divennero meno traumatici e più efficaci. Il famoso chirurgo britannico Hugh Owen Thomas sviluppò il concetto di trazione per il trattamento di fratture e deformità, rivoluzionando l’approccio alla gestione delle lesioni muscolo-scheletriche. Un riconoscimento importante va dato al padre dell’ortopedia moderna, il dott. Nicolas Andry, particolarmente noto per aver coniato il termine “Ortopedia” nel 1741.

Durante il XX secolo, l’ortopedia vide ulteriori avanzamenti, tra cui lo sviluppo di protesi articolari e l’introduzione di tecniche chirurgiche sempre più sofisticate. La specializzazione in diverse sotto-discipline, come la chirurgia della spina dorsale o la chirurgia pediatrica, divenne sempre più comune, consentendo agli ortopedici di affrontare con competenza una vasta gamma di patologie. Oggi, l’ortopedia è caratterizzata da una vasta gamma di tecnologie all’avanguardia, compresi dispositivi ortopedici avanzati, imaging medico di precisione e tecniche chirurgiche robotiche. La ricerca continua nell’ambito delle cellule staminali e della biotecnologia offre nuove prospettive per la rigenerazione tissutale e la cura di lesioni muscolo-scheletriche.

Ortopedia in Italia

In Italia i primi esponenti di questa branca medica sono ricordati dal periodo rinascimentale. Tra di essi, facciamo presente G. Guidi, G. Andrea della Croce, Girolamo Fabrici d’Acquapendente, A. Scarpa e D. Cotugno. Tra le scuole di ortopedia ne nacquero alcune di rinomata fama tra cui si distinguono la scuola Bologne e quella Milanese.

La scuola ortopedica milanese

Francesco Rizzoli, originario di Milano nel 1809, divenne un noto insegnante di Clinica Chirurgica presso l’Università di Bologna e ricoprì la carica di primario dell’Ospedale Maggiore del capoluogo bolognese. Impegnato patriota, fu anche membro dell’Assemblea delle Romagne e successivamente nominato senatore. Le metodologie introdotte ebbero un ruolo significativo nello sviluppo della chirurgia applicata.

La scuola ortopedica bolognese

Alessandro Codivilla, nato a Bologna nel 1861, è universalmente riconosciuto come il progenitore dell’ortopedia moderna. Codivilla si interessò in particolare sulle condizioni paralitiche causate dalla poliomielite. In questo ambito, sviluppò e perfezionò la pratica del trapianto tendineo affinando anche la tecnica di Foerster per la paralisi spastica. Manifestò un appassionato interesse nel trattamento delle seguenti patologie:

  • lussazione congenita dell’anca;
  • piede torto congenito;
  • torcicollo congenito;
  • scoliosi;
  • tubercolosi osteoarticolare
  • pseudoartrosi congenita.

Nell’approccio delle fratture, Codivilla utilizzò la trazione trans scheletrica tramite il “Chiodo di Codivilla”, un metodo che costituisce ancora oggi il fulcro dell’allineamento dei monconi ossei nelle fratture delle ossa lunghe.

La scuola ortopedica milanese

La scuola ortopedica milanese vide la luce nel 1874 grazie all’iniziativa di Gaetano Pini, che istituì l’Associazione per la Scuola dei Rachitici per la cura dei bambini colpiti all’epoca dal rachitismo. Accanto a questa scuola, venne istituito un ambulatorio diretto da Pietro Panzeri e una bottega ortopedica dedicata allo studio e alla creazione di dispositivi per facilitare il movimento e la deambulazione dei bambini.

Dopo la scomparsa di Pini, Pietro Panzeri assunse la direzione dell’Istituto dei Rachitici e si distinse per le sue eccellenze umane e professionali. Qui, si occupò di diverse terapie per molteplici patologie, tra cui rachitismo, piede torto, tubercolosi osteo-articolare e paralisi infantile, avvalendosi sia di approcci chirurgici (tenotomie, osteotomie, osteoclasie) che di quelli non invasivi (correzioni manuali, ginnastica, ortesi).

Per la sua fama consolidata, fu chiamato a dirigere il neonato Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, fondato nel 1896. Panzeri fu anche promotore, nel 1891, dell’istituzione della Società Ortopedica Italiana, ora Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia la prima svolta nell’autonomia scientifica. La Società fu fondata a Milano e a Milano si tenne il primo congresso nazionale sotto la sua presidenza. Attualmente la Società Ortopedica Italiana si riunisce annualmente in un congresso nazionale.

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