Il Padel: il tennis del lock down  

Ultimo aggiornamento il 28 Agosto 2023
PADDLE

del Dr. Pier Lorenzo Azzolini – Specialista in Medicina dello Sport Direttore sanitario FKT Carpi (Mo)*

Il Paddle è uno sport abbastanza nuovo in Italia, che si è enormemente diffuso in Italia durante il lock down Covid19, quando molti sport erano vietati, perchè poteva essere giocato avendo il certificato di idoneità agonistica. Nasce negli anni 70 in Messico per pura casualità quando Enrique Corcuera voleva creare uno spazio nella sua dimora dove costruire un campo da tennis, ma trattandosi di uno spazio limitato per un tradizionale campo da tennis, decise di sfruttare una piccola area delimitata da alcune murature e con della reti metalliche per impedire alla palla di uscire dal campo. Era nato il Paddle. Si può scrivere anche come Padel (padella) e anche dal nome si intuisce subito la prima grande caratteristica di questo sport: la giocosità.

La racchetta è molto più corta di quella da tennis e non ha le corde, ma una superficie liscia e forata. Si tratta di un tennis semplificato e che si gioca in coppia, quasi in gruppo, visto che servono 4 giocatori a distanza ravvicinata e gli scambi, pur essendo veloci, consentono un recupero della palla anche in seconda battuta, cioè dopo che questa è lasciata rimbalzare anche sulle pareti che delimitano il campo.

Vantaggi e svantaggi del paddle

Tutti gli sport hanno vantaggi e svantaggi, ma sono pochi quelli che consentono di abbinare il divertimento all’agonismo e di consentire un approccio, quasi immediato, alla tecnica di gioco. La palla è sempre in campo e i giocatori spesso si girano verso le pareti per seguirla, con continui cambi di direzione, repentini e brevi. Si tratta di un tipo di esercizio principalmente anaerobico durante l’azione per colpire la pallina, mentre il recupero è possibile quando l’azione passa al compagno di gioco o mentre la palla rimbalza sulle pareti. Per questo motivo il Paddle si può considerare un esercizio di tipo misto aerobico-anaerobico, che tonifica il sistema cardiocircolatorio e muscolare senza stressarlo al limite, anmche se, come vedremo saranno le articolazioni ad essere stressate.
L’aspetto che lo definisce giocoso va meglio descritto in termini medici come esercizio di propriocezione, cioè capace di stimolare la sensibilità propriocettiva in modo completo.


La sensibilità propriocettiva


Si tratta di un sistema molto complesso in realtà, ma potremmo definirla come la “consapevolezza di sé nello spazio “, cioè la capacità di sapere in che posizione ci si trova in un certo istante rispetto alle cose che ci circondano. Per capire meglio, diciamo che un ginnasta che volteggia sulla trave deve avere una capacità propriocettiva estremizzata e pressoché perfetta per poter gestire il suo equilibrio e i suoi infiniti allenamenti puntano ad avere una perfetta coscienza di sé nello spazio, durante ogni frazione di secondo in cui esegue la sua performance. Tale allenamento consente anche di velocizzare il gesto atletico mantenendone la precisione.
Il ginnasta raggiunge standard elevati tramite infinite sessioni di allenamento, estenuanti e spesso monotone e che poco hanno a che fare con il gioco. Il Paddle, invece, con estrema semplicità, allena questi aspetti psicomotori pur mantenendo un livello di pura attività ludico motoria.
Molto spesso, soprattutto al giorno d’oggi e soprattutto per i più giovani, che vediamo quasi perennemente ricurvi sui loro smartphone a digitare, la sensibilità propriocettiva è ridotta ai minimi termini, tanto che capita frequentemente di vedere ragazzini delle scuole medie incapaci di mantenere l’equilibrio su una sola gamba.

L’importanza dell’equilibrio

In particolare, quindi, a parte l’aspetto motorio e cardiocircolatorio che dipende dal livello di preparazione e di agonismo, il sistema che più viene allenato in questo gioco è quello dell’equilibrio e trattandosi soprattutto di veloci “giravolte” a destra e a sinistra, uno degli organi più interessati è l’orecchio interno, inteso come sistema vestibolare, quello interessato nella famosa Sindrome di Ménière . Non esistono ancora studi in merito ma si potrebbe supporre che allenare il sistema vestibolare in modalità ludica come nel Paddle amatoriale possa contribuire a prevenire l’accumulo di endolinfa all’interno dell’apparato vestibolare, come avviene nella Sindrome di Ménière, anche perché gli esercizi riabilitativi per tale patologia consistono nel girare il capo verso destra e sinistra a diverse velocità e con lenta progressione  dell’incremento d’intensità.
Ovviamente qui trattiamo l’argomento solo dal punto di vista ludico-motorio in quanto l’aspetto agonistico e di alto livello richiederebbe una trattazione a parte, perché in quel caso, l’impegno cardio- circolatorio diventa l’aspetto preponderante e può raggiungere livelli estremi.

Uno sport completo

Portato a livelli agonistici alti, il Paddle diventa uno degli sport più complessi in quanto ogni aspetto fisico, psichico e metabolico è sottoposto a carichi elevati e la sincronizzazione dei movimenti richiede un alto grado di perfezionamento, mentre la velocità di esecuzione deve fare i conti con la capacità di calcolare con precisione la posizione della pallina addirittura prima del rimbalzo, per poter preparare il colpo.
L’aspetto di socializzazione in questo sport è altrettanto forte anche perché l’abilità tecnica richiesta non è quella del tennis e soprattutto non si rischia di passare metà del tempo a recuperare le palline sparate fuori dal campo; basta colpire la palla, in qualche modo.
Dal punto di vista cardiologico – parlando di giocatori non professionisti, il tipo di sforzo può anche essere elevato ma autolimitante, cioè la necessità di recupero dallo sforzo anaerobico (eseguito quasi in apnea) costringe al recupero forzato e non si verificano lunghe rincorse per recuperare una palla difficile. Caratteristica questa molto particolare che rende il Paddle uno sport autoadattabile a ciascun giocatore.
Dal punto di vista dell’apparato muscolo scheletrico – questo risulta molto sollecitato, in particolare:

  • il rachide lombare e i muscoli dorsali;
  • le ginocchia;
  • i legamenti, soprattutto quelli della caviglia che sono il vero perno dei movimenti rapidi.

Ottimo, quindi, per rinforzare i legamenti sani e per allenarli al meglio, non idoneo invece nei soggetti con debolezza legamentosa e con storia di pregresse distorsioni alle caviglie o lesioni al tendine d’Achille.
Nel Paddle vengono anche utilizzati quasi tutti i muscoli del corpo:

  • i muscoli della coscia (quadricipite, glutei);
  • della gamba (gastrocnemio, soleo e tendine d’Achille),
  • del petto (pettorali);
  • della spalla (deltoide, cuffia dei rotatori);
  • del braccio.

Sono molto coinvolti i muscoli del polso e della mano e i muscoli del collo (sternocleidomastoideo). I problemi muscolari più frequenti sono a carico della cuffia dei rotatori della spalla, al polpaccio e al tendine d’Achille. Frequente il gomito del tennista (epicondilite) e stiramenti al tendine del bicipite. Lo stretching è molto importante in questo sport, per prevenire incidenti muscolari, come anche il riscaldamento muscolare e questo soprattutto quando si gioca al freddo. Il Paddle è uno sport che si gioca soprattutto all’esterno e non solo nei mesi estivi.

Nel tennis al contrario, per giocare, serve un livello tecnico e fisico molto simile a quello dell’avversario o degli avversari. In caso contrario nessuno dei giocatori si diverte, quello bravo si annoia, mentre quello più scarso passerà la maggior parte del tempo a fare il raccattapalle. Altro aspetto importante è che lo possono praticare tutti, dai bambini che iniziano a scuola, agli anziani che vogliono giocare all’aperto senza subire eccessi fisici e soprattutto il gioco risulterà divertente anche quando i partecipanti sono di età molto diverse.
Per i più piccoli i benefici sono davvero notevoli per quanto riguarda l’assetto della postura ed è soprattutto per loro che il Paddle diventa una vera e propria palestra di ginnastica posturale giocosa e assolutamente naturale.

I lati negativi del paddle

Chi gioca a paddle provenendo da altro sport dove la massa muscolare degli arti inferiori è possente deve prestare attenzione alla intensità agonistica che esprime sul campo. Come esempio prendiamo un ex calciatore di 45 anni di 80 chili di peso che effettua uno scatto sul campo sintetico del paddle; può raggiungere facilmente una accelerazione di 2G.

Ciò significa spostare su un sigolo arto il proprio peso moltiplicato per 2, quindi 160 kg ad ogni spostamento ed essendo il terreno di gioco poco scivoloso, il ginocchio effettuerà una “manovra del cassetto” ad ogni scatto. Allo stesso tempo la caviglia, ma soprattutto il tendine d’Achille saranno sollecitati pesantemente e frequentemente! Purtroppo in questi casi ho dovuto registrare diversi episodi di lesioni tendineee e legamentose, fino alla rottura. Il paddle, soprattutto per gli atleti più muscolosi e over 40 va sfruttato come allenamento tecnico e in modalità ludico motoria e solo minimamente agonistica.

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