L’Osteopatia in Italia: di cosa si occupa e cosa cura

Ultimo aggiornamento il 5 Giugno 2023

L’Osteopatia si avvale di conoscenze medico-scientifiche incentrate sul ragionamento clinico e coincidenti con la filosofia osteopatica: i principi dell’osteopatia sono infatti i cardini attorno ai quali ruota l’intera materia, che si propone di trattare la salute all’interno di un percorso di cura, ma anche prevenendone un decadimento in ottica preventiva. In Italia si può identificare…

L’Osteopatia in Italia è stata per molto tempo una scienza appannaggio delle pratiche di medicina alternativa. La sua regolamentazione ha seguito i processi di riconoscimento dapprima europei e di poi nazionali.

L’Osteopata lavora all’interno del contesto della salute del paziente e complementa l’operato di altre figure professionali, come il Medico (Ortopedico e Fisiatra, più comunemente) ma anche il Fisioterapista ed il Chiropratico. Il suo ruolo è in parte sovrapponibile a quello di questi Specialisti ma non vi si sostituisce.

Focus sulla Norma europea EN 16686

La normativa EN 16686 rappresenta la Norma Europea sull’erogazione dell’assistenza sanitaria in osteopatia ed è stata sviluppata in collaborazione con il Comitato Europeo per la Normazione (ICEN) quale primo documento di accordo comunitario sugli standards in Osteopatia. Secondo la norma, istituita alla fine del 2011 e guidata dalla Federazione Europea degli Osteopati (EFO) e dal Forum per la Regolamentazione Osteopatica in Europa (FORE), si giunge ad una condivisione da parte dei professionisti sanitari provenienti da tutta Europa ma non scavalca eventuali regolamentazioni ad hoc elaborate dai singoli stati membri. Formalmente approvata nel luglio 2015 e pubblicata a livello nazionale dai membri del CEN alla fine dello stesso anno, rappresentava l’unica normativa in merito alla regolamentazione della pratica osteopatica in Italia fino al riconoscimento da parte dello Stato, che la inquadra come Professione sanitaria indipendente con la Legge 3/2018.

La regolamentazione della pratica dell’Osteopatia in Italia

In Italia l’Osteopatia è stata inquadrata nel contesto delle Professioni sanitarie dotate di autonomia dall’articolo 7 della legge 3/2018 e tuttora è in corso il processo di regolamentazione che sancirà diritti e doveri della figura dell’Osteopata.

Coloro che si candidano ad esperti in osteopatia si distinguono in due tipologie di professionisti abilitati a seconda delle loro conoscenze pregresse alla pratica clinica:

  • Un programma di quattro anni è previsto per coloro che avessero completato una scuola di istruzione superiore; al termine della formazione è richiesta la presentazione di un progetto o la discussione di una tesi.
  • Un programma formulato con una lunghezza variabile è invece proposto per coloro che avessero già ottenuto un titolo di studio superiore in quanto professionisti della salute.

L’obiettivo delle scuole in Osteopatia è formare Professionisti della salute responsabili nei confronti dei pazienti e delle pazienti che necessitino di un intervento terapeutico.

Come trovare un Osteopata: il ROI

Per trovare un Osteopata vicino a te potresti aver bisogno di consultare il ROI, il Registro Osteopati Italiani. In questo database Osteopata e aspirante tale sono rappresentati da più di trent’anni: si tratta di una vera e propria Associazione senza fini di lucro che assolve funzioni di autoregolazione, governance e coordinamento non solo educativo, ma anche culturale e deontologico per coloro che si diplomano presso Istituzioni scolastiche aderenti ai più elevati standard formativi. Un esempio della qualità di questi studi è dato dalle numerose collaborazioni che coinvolgono svariate accademie italiane, come l’ISO (Istituto Superiore di Osteopatia) in cui alcuni Corsi di eccellenza permettono di iscriversi al Registro Osteopati Italiani.

È importante sottolineare che dal 2016 il ROI è entrato a far parte dell’IOA (International Osteopathic Alliance), l’Associazione internazionale che coinvolge 22 Paesi distribuiti in 5 continenti e comprende 73 Organizzazioni osteopatiche. A sugellare l’eccellenza del ROI, inoltre, resta la membership in corso con l’European Federation & Forum for Osteopathy (EFFO): è tramite questo network che è possibile porre le basi per una best practice che scavalla in confini e che sia in grado di guidare la formazione e la ricerca accademico-scientifica, allineando i percorsi professionali al di là dei personalismi nazionali.

Gli Osteopati Italiani possono iscriversi ad un’Associazione sindacale di categoria, UOI (Unione Osteopati Italiani), che tutela il Professionista, l’Esperto in Osteopatia Animale e gli Studenti in Osteopatia.

L’Osteopata cosa cura?

L’Osteopata lavora con svariati pazienti, occupandosi del loro benessere sia in ottica preventiva, sia quando subentra una condizione o patologia. Tratta pazienti di ogni età, dai neonati (osteopatia neonatale) ai bambini ed adolescenti (osteopatia pediatrica), ai giovani, adulti ed anziani, qualsiasi sia il loro stile di vita (attivo, con speciale riferimento ai traumatismi sportivi) o sedentario (per comorbidità o a seguito di allettamento dovuto ad interventi chirurgici).

Le patologie che l’Osteopata tratta possono essere di svariata natura e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne inquadra uno specifico campo di azione, ovvero quello delle disfunzioni somatiche che includono specifiche lesioni biomeccaniche (ICD 10). Si possono fare svariati esempi delle patologie trattate tramite tecniche osteopatiche, che non rappresentano una banale applicazione di tecniche manuali che esulano dalla riabilitazione: l’Osteopata non orienta il proprio intervento alla cura di una patologie specifica, ma si adopera per potenziare il potenziale di autoregolazione del corpo umano (omeostasi), in alcuni casi favorendone l’adattamento all’evento che scatena il disturbo o la patologia (allostasi).

Le competenze dell’Osteopata sono infatti inquadrate sulla base di diversi modelli:

  • Il modello Biomeccanico-posturale (Chen CS. Ingber DE, 1999; Ingber DE, 1997; Norré ME, 1995);
  • Il Modello neurologico (Heinricher MM,Ingram SL, 2009; Ren, K, Dubner,R, 2009; Van Buskirk RL, 1990; Donnerer J, 1992; Willard FH, 1997)
  • Il Modello energetico-metabolico (McPartland JM, 2008; Norré ME, 1995; Winter DA, 1990)
  • Il Modello circolatorio/respiratorio (Degenhardt HF, Kuchera ML,1996);
  • Il Modello biopsicosociale- comportamentale (Melzack R. 2001; Gatchel RJ. 2004; Drossman DA 2004; Flor H, Hermann C. 2004; Quintner J. L, et al. 2008)

La fisioterapia è considerata la forma di intervento più indicata per la cura della sindrome femoro-rotulea. Noi possiamo orientarti verso il percorso riabilitativo più adatto a te!

Il Trattamento osteopatico

La ricerca scientifica in ambito osteopatico ha messo in luce l’approccio clinico al paziente basato sui 5 modelli per la diagnosi ed il trattamento della disfunzione somatica e non sulla semplice applicazione di tecniche manuali. Questa, se vogliamo, è una delle principali differenze della terapia manuale ortopedica e fisiatrico-riabilitativa, dove gli studi di efficacia si concentrano sulle singole metodologie per confrontare, anche in doppio cieco, l’approccio più adeguato a seconda della singola disfunzione. Proprio per fare chiarezza prendiamo ad esempio l’analisi scientifica che è stata pubblicata sul Journal of American Osteopathic Association nel 2007 in cui veniva espressamente indicato l’algoritmo di integrazione dei principi osteopatici nella corretta pratica clinica incentrata sulla valutazione e gestione del dolore cronico (Kuchera ML. Applying osteopathic principles to formulate treatment for patients with chronic pain. JAOA 2007; 107 (10 Suppl 6): ES28-38):

Tratto da: Kuchera ML. Applying osteopathic principles to formulate treatment for patients with chronic pain. J Am Osteopath Assoc. 2007 Nov;107(10 Suppl 6):ES28-38. PMID: 17986675.

La letteratura scientifica è costellata di studi di efficacia di scarsa qualità che indagano l’ambito osteopatico. Basti pensare che il primo studio sperimentale con una metodologia solida risale solo al 1999 e reca la firma di Andersson et al. In questa pubblicazione emergono risultati significativi relativi all’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico impiegato nella diminuzione del dolore in uno specifico gruppo di pazienti, affetti da dolore cronico aspecifico localizzato nelle porzioni inferiori della schiena (lombalgia). Questo trattamento ha dimostrato una diminuzione dell’uso di farmaci ad azione antinfiammatoria che, sebbene si tratti di rimedi da automedicazione di largo impiego, mostrano specialmente se impiegati continuativamente un ventaglio di effetti collaterali non trascurabili specie in pazienti con comorbidità (Andersson GB et al. A comparison of osteopathic spinal manipulation with standard care for patients with low back pain. N Engl J Med 1999; 341 (19): 1426-31).

A partire da questa pubblicazione che ha fatto da spartiacque rispetto alla letteratura scientifica fino a quel momento pubblicata sulle riviste specialistiche del settore, si sono sviluppati molti lavori in grado di dimostrare l’efficacia e la sicurezza del trattamento manipolativo osteopatico per trattare i dolori e fastidi muscolo-scheletrici, con particolare riferimento alla lombalgia cronica aspecifica (Chila AG. Foundation of osteopathic medicine.3rded. Lippincott Wiliams & Wilkins). Furono questi i primi passi per arrivare alle Linee guida sull’efficacia della manipolazione osteopatica per trattare questo disturbo: si occupò della pubblicazione il Journal of American Osteopathic Association (Clinical Guideline Subcommittee on Low Back Pain; American Osteopathic Association. American Osteopathic Association guidelines for osteopathic manipulative treatment (OMT) for patients with low back pain. JAOA 2010; 110 (11): 653-66).

Riportiamo di seguito le principali tecniche osteopatiche dirette ed indirette impiegate nei diversi modelli descritti in precedenza:

Tecniche osteopatiche dirette

Le tecniche osteopatiche dirette sono impiegate per ottenere una risposta tissutale: possono essere applicate ad un’articolare o ad un’area corporea più estesa. Può capitare che una zona che non può essere trattata mediante tecniche dirette, benefici per via indiretta di tecniche osteopatiche attuate in altri distretti corporei e che si basano su riflessi. Le principali tecniche dirette sono:

  • Thrust, ossia manipolazioni dirette di tipo HVLA (High-Velocity, Low-Amplitude) ad alta velocità e ridotta ampiezza che sono attuate per ristabilire una corretta mobilità della struttura ossea (effetto meccanico) ma anche la corretta trasmissione degli impulsi nervosi spesso modificata da alterazioni specifiche (effetto neurologico). Il trust rappresenta forse la manovra osteopatica più celebre e la si riconosce per il rumore tipico (schiocco);
  • Impulsi: una volta riconosciute ed individuate le disfunzioni che hanno portato la/il paziente a rivolgersi all’osteopata, si procede con l’applicazione di impulsi correttivi sulle zone del corpo interessate dalla disfunzione;
  • Contrazioni muscolari, tramite tecniche comuni ad altri terapisti manuali, come i Fisioterapisti, gli Osteopati possono  impiegare la contrazione muscolare attiva richiesta espressamente al paziente per lavorare su una zona del corpo sede di dolore, su un ridotto movimento articolare o su un problema di stagnazione di liquidi ematici e linfatici;
  • Loading fasciale o ROM passivo: si tratta di una tecnica scelta in caso di tensioni che possono produrre dolore e ridurre la mobilità. Tramite l’esecuzione di un movimento in tutte le direzioni possibili, senza sollecitare una contrazione da parte del paziente, l’Osteopata mobilita il segmento corporeo interessato dalla problematica in oggetto.

Come prevedibile, esistono delle controindicazioni all’applicazione delle tecniche dirette. Queste si devono a disordini sistemici, quali:

  • Sospetti disordini della coagulazione o sanguinamenti in atto
  • Farmacoterapia anticoagulante senza una valutazione recente dell’efficacia della terapia
  • Disordini del tessuto connettivo congeniti o acquisiti che risultano in una compromessa integrità tissutale
  • Compromissione di ossa, tendini, legamenti o articolazioni, come gli svariati disturbi che possono occorrere in caso di disordini metabolici, metastatici o reumatoidi.

Anche condizioni localizzate possono rappresentare delle controindicazioni all’applicazione delle tecniche osteopatiche dirette. Gli esempi più comuni riguardano i casi di:

  • Aneurisma aortico o cerebrale
  • Ferite aperte, lesioni cutanee, recenti interventi chirurgici
  • Idrocefalo acuto o senza aggiornamento diagnostico
  • Sanguinamento intracerebrale
  • Ischemia cerebrale acuta, anche se transitoria e lontana nel tempo
  • Sospetta malformazione artero-venosa cerebrale
  • Trauma acuto o subacuto chiuso alla testa
  • Impianto di lente oculare, con specifico riferimento all’immediato periodo post-operatorio
  • Glaucoma scompensato
  • Erniazione acuta del disco intervertebrale con progressivi segni e sintomi neurologici
  • Sospetta compromissione arteriosa vertebrale
  • Acuta sindrome da cauda equina
  • Dolore addominale
  • Colecistite o appendicite acuta con sospetta lesione della cistifellea o dell’appendice
  • Sospetta o confermata compromissione vascolare
  • Malformazioni congenite note
  • Tumori
  • Sospetta compromissione ossea, come in caso di osteomielite o tubercolosi ossea
  • Tecniche specifiche applicate ad un sito ove è stato eseguito un intervento di fissazione interna articolare (controindicazione specifica alle manovre di thrust o impulsi)
  • Caso di compromessa stabilità ossea o articolare come per tumori in situ, patologie metastatiche, artrite suppurativa, artrite settica, patologie reumatiche, osteomielite, tubercolosi ossea (controindicazione specifica alle manovre di thrust o impulsi)
  • Fratture in fase acuta (controindicazione specifica alle manovre di thrust o impulsi)
  • Ascesso o ematoma osseo o intramuscolare (controindicazione specifica alle manovre di thrust o impulsi)

Sono delle controindicazioni relative all’applicazione di tecniche osteopatiche dirette i casi di osteoporosi franca o osteopenia. Nello specifico caso di thrust o applicazione di impulsi, ulteriori controindicazione relative sono i casi di erniazione del disco intervertebrale, lesione legamentosa, lesione acuta al collo da accelerazione-decelerazione.

Tecniche osteopatiche indirette

A differenza delle tecniche dirette, quelle indirette (note anche come tecniche di bilanciamento) portano il corpo verso una condizione di equilibrio che innescherà dei meccanismi di regolazione che hanno lo scopo di orientare il corpo verso un fisiologico funzionamento delle strutture mio-fasciali. Il risultato sarà la scomparsa del dolore ed il ripristino di una corretta funzione delle strutture in esame. Per ottenere un risultato di questo tipo, possono essere impiegati svariati ausili, ma anche, semplicemente, cambiamenti che coinvolgono la postura in relazione alla forza di gravità. Come le tecniche dirette anche quelle indirette si basano sui riflessi.

Controindicazioni all’applicazioni di tecniche indirette basate sui riflessi

Possono includere fascial loading e soft-tissue loading o unloading, pressione idraulica, fasi di respirazione e aggiustamenti craniali o posturale come parte dell’applicazione della tecnica. La relativa controindicazioni all’impiego di tecniche indirette di solito riguarda il profilo clinico-temporale del problema.

Controindicazioni assolute

  • Idrocefalo acuto senza workup diagnostico
  • Sanguinamento acuto cerelale
  • Accidente vascolare acuto intracerebrale
  • Sospetta malformazione artero-venosa cerebrale
  • Aneurisma cerebrale
  • Sospetta peritonite acuta
  • Appendicite acuta o altre patologie che coinvolgono i visceri con sospetta lesione o rottura
  • Reecente trauma cranico chiuso.

Controindicazioni relative

  • Patologie metastatiche
  • Neoplasie
  • Trauma chiuso alla testa

Le applicazioni del trattamento manipolativo osteopatico oggi

Negli anni si sono moltiplicate le pubblicazioni di studi di efficacia dell’osteopatia che indagano non solo le applicazioni per trattare il sistema muscoloscheletrico ma anche patologie organiche quali reflusso gastroesofageo, sindrome del colon irritabile, polmonite, BPCO e asma bronchiale. I risultati di questi lavori scientifici confermano che l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico su problematiche scheletriche e su alcune patologie organiche risiede soprattutto nell’“interazione con i processi biochimici che stanno alla base della generazione e della percezione del dolore e del funzionamento del sistema immunitario”. Tali evidenze scientifiche inoltre delineano un profilo professionale specifico e diverso da altri professionisti sanitari, con una formazione autonoma e indipendente e competenze tecniche e abilità manuali proprie.

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