Lesioni muscolari: l’approccio clinico e poi strumentale

Ultimo aggiornamento il 26 Maggio 2023
diagnosi lesioni muscolari

Per una corretta diagnosi è fondamentale una scrupolosa analisi clinica

DOTT. CLAUDIO RIGO – RESPONSABILE MEDICO DELLA SQUADRA RCD ESPANYOL DE BARCELONA GIÀ MEDICO DELL’ATALANTA, UDINESE, SAMPDORIA, SASSUOLO E JUVENTUS

La maggioranza delle problematiche di natura muscolare con le quali il medico sociale di una squadra di calcio si deve confrontare con cadenza almeno settimanale è rappresentata dalle lesioni distrattive di basso grado. Corre d’obbligo osservare come in questi casi una corretta diagnosi non possa prescindere da una scrupolosa analisi clinica. Solo in seguito sarà opportuno dare corso alle indagini strumentali aggiuntive, nella fattispecie una ecotomografia o una RMN.

Si dà però il caso che nella pratica quotidiana l’iter diagnostico spesso proceda in sequenza opposta e la diagnosi sia poi ‘figlia’ dell’esame strumentale.

Il misunderstanding diagnostico può essere frutto di una non corretta interpretazione, ad esempio, delle immagini ricavate con la RMN, che presenta connotati di alta sensibilità ma di non pari specificità. È, infatti, noto che un’immagine suggestiva per la presenza di edema nelle sequenze T2 pesate sia compatibile con una lesione muscolare di natura distrattiva di basso grado, con un “DOMS” o con uno stato infiammatorio localizzato riferibile ad un quadro di “fibrosite”. Con tale termine viene inteso lo stato flogistico di esiti fibro-aderenziali di pregresse lesioni, ma non sono rari i casi ascrivibili ad uno scorretto trattamento con PRP, per una imperfetta calibrazione dello stimolo rigenerativo e/o per un errato trattamento post-iniettivo, che deve essere ispirato a procedure per certi versi in contrasto con le più classiche metodiche.

In più occasioni mi sono trovato a ‘sconfessare’ una diagnosi RM di lesione distrattiva sulla base di elementi clinici indubbiamente probatori in senso contrario: si trattava di refertazioni forse condizionate da una eccessiva prudenza da parte del radiologo, compatibile con un approccio ispiratoad una ‘medicina difensiva’.

Non dobbiamo dunque dimenticare che per giungere alla corretta diagnosi occorre procedere per gradi. È importante osservare attentamente modalità e tempistica di insorgenza della sintomatologia, tipologia del gesto atletico che ne sta alla base e sede anatomica interessata, e valutare la consistenza ed elasticità delle fibre muscolari attraverso la palpazione manuale diretta e/o grazie dell’aiuto di un fibrolisore, utilizzato a guisa di uncino palpatore.

In questi casi, il giocatore ha potuto riprendere la propria attività sportiva grazie ad un trattamento di fibrolisi di acutanea, in due-tre giorni, contro le due-tre settimane che sarebbero

state necessarie per assistere alla scomparsa dell’edema alla RMN. La grande differenza, per il riverbero pratico nella gestione tecnica della squadra, è di facile intuizione e di solare evidenza.

Ne discende, in definitiva, che l’approccio deve essere prima clinico e poi strumentale e non può prescindere dalla scelta di un radiologo esperto nello studio dell’apparato muscolare al quale andranno fornite le opportune informazioni cliniche preliminari. In caso contrario, si andrà incontro al rischio concreto di fermare un giocatore dall’attività per tempi esageratamente lunghi, affatto compatibili con la vera natura della problematica di cui soffre.

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