L'elettromiografia cervicale: metodiche, obiettivi e vantaggi

Ultimo aggiornamento il 18 Gennaio 2023
elettromiografia

DOTT. MAURO GIANNINI – NEUROLOGO SPECIALISTA IN ELETTROMIOGRAFIA PER L’APPARATO LOCOMOTORE

Che cos’è l’elettromiografia

L’esame elettromiografico è uno strumento diagnostico per la valutazione delle malattie del sistema nervoso periferico.
Rappresenta un’estensione dell’esame neurologico clinico e permette di formulare la diagnosi, seguire il decorso e fornire una prognosi per le principali malattie neuromuscolari.
L’esame deve essere sempre preceduto da una valutazione neurologica, allo scopo di individuare i deficit neurologici per analizzare ed orientare in maniera dinamica i test elettromiografici.
Utile a tal fine la visione dei precedenti esami svolti al riguardo come TAC, risonanza magnetica.
La durata dell’esame è variabile da venti minuti ad un massimo di sessanta minuti a seconda del numero dei test e della metodologia.


Come si esegue l’elettromiografia cervicale

Sulla base della sindrome clinica presentata dal paziente, il neurologo progetta i dettagli dell’esame, valutando quali nervi e muscoli esaminare e quali prove neurofisiologiche eseguire per giungere alla diagnosi.
Nell’elettromiografia distinguiamo due fasi:
⁜ l’elettroneurografia (ENG), rappresentata dallo studio della conduzione nervosa, che misura la capacità di trasmettere comandi motori ai vari muscoli, oppure informazioni sensitive dalla periferia ai centri superiori
⁜ l’elettromiografia (EMG) propriamente detta, che rappresenta la registrazione dell’attività elettrica muscolare.

elettromiografia - vertebre cervicali


Obiettivi dell’elettromiografia

Le due metodiche ENG ed EMG permettono di:
⁜ localizzare il disturbo
⁜ identificare il processo patologico sottostante
⁜ caratterizzare il deficit
⁜ valutare la gravità
⁜ monitorare il decorso della malattia
⁜ fornire una prognosi
⁜ valutare l’efficacia delle terapie adottate.


Indicazioni più frequenti

Deficit di forza di singoli muscoli o gruppi muscolari

Alterazioni della sensibilità come:
⁜ riduzione: ipoestesia
⁜ assenza: anestesia
⁜ variazioni qualitative: parestesie (sensazioni di formicolio, addormentamento, elettricità, ecc.).

elettromiografia - vertebre cervicali

Sindromi dolorose:
cervicobrachialgie legate a sofferenza della radice nervosa:
⁜ ernia del disco
⁜ artrosi con osteofitosi, stenosi del canale
⁜ impegno nei forami di coniugazione
neuropatie periferiche:
⁜ sindrome del tunnel carpale
⁜ neuropatia dell’ulnare al gomito
⁜ neuropatie compressive di altra natura
cervicobrachialgie legate a sofferenza del plesso nervoso:
⁜ da lussazioni o traumi distorsivi degli arti superiori in corso di incidenti stradali, cadute sportive, interventi chirurgici, ecc.
⁜ sindrome dell’egresso toracico

Polineuropatie in corso di:
⁜ diabete mellito
⁜ etilismo
⁜ deficit nutritivo o carenziale in corso di dimagrimenti o malassorbimento
⁜ insufficienza renale
⁜ malattie autoimmuni
⁜ malattie della tiroide
⁜ intossicazioni farmacologiche o ambientali
⁜ tumori o trattamenti antitumorali.


Implicazioni dell’esame elettromiografico nelle patologie della colonna cervicale

Il dolore cervicale origina dall’interessamento infiammatorio a carico dei metameri vertebrali cervicali mediato da patologie disco-artrosiche cervicali: radicolopatie compressive da ernia del disco cervicale o da ipertrofia dei legamenti gialli, patologie osteofitarie di natura artrosica, plessopatie e neuropatie focali. Possono essere anche legate a contratture muscolari, distonie (torcicollo) e altre patologie neuromuscolari. La maggior parte delle radicolopatie sono secondarie ad ernie del disco cervicali o spondilodiscoartrosi con becchi osteofitari talora associati a restringimento del canale vertebrale e possibile compromissione del midollo cervicale.

L’esame elettromiografico rappresenta al riguardo uno dei più importanti strumenti atti a stabilire il livello e la gravità della radicolopatia.

Le radicolopatie cervicali sono caratterizzate dal punto di vista clinico da dolore che dal collo si irradia all’arto superiore con una distribuzione dermatomerica che dipende dalla radice interessata.
Il dolore in questi casi spesso si accompagna a:
⁜ sintomi positivi come le parestesie sotto forma di formicolii, fascicolazioni, bruciori urenti e talora senso di elettricità allo sfioramento
⁜ sintomi negativi come senso di addormentamento, riduzione/scomparsa della sensibilità, riduzione del senso di posizione nello spazio.
Un deficit della sensibilità alle prime tre dita della mano spesso induce a pensare ad un tunnel carpale, ovvero una patologia periferica della fibra nervosa, ma lo stesso sintomo si può verificare nelle radicolopatie da ernia del disco cervicale C5-C6, o nelle plessopatie del tronco primario superiore o del tronco secondario laterale del plesso brachiale. In questo processo di localizzazione
della sede di lesione, l’elettromiografia rappresenta l’esame cardine che può integrare anche la risonanza magnetica cervicale, con un criterio di sede, qualitativo e quantitativo, quest’ultimo espresso della gravità del danno.


I vantaggi dell’elettromiografia

L’elettromiografia presenta vantaggi rispetto alla risonanza magnetica. Nello specifico:
⁜ quando è presente una discrepanza tra la sofferenza clinica dermatomerica riconducibile a patologia radicolare in presenza di una RM cervicale negativa per ernie o possibili compressioni radicolari (alcuni esempi possono essere le radicolopatie diabetiche e le radicolopatie da herpes zoster)
⁜ quando a fronte di una voluminosa ernia sussiste una discrepanza clinica con radicolopatie lievi e paucisintomatiche (la RM talvolta risulta eccessivamente sensibile)
⁜ quando la patologia ha un’origine multifattoriale (alterazioni radicolari da ernia del disco e concomitanti alterazioni a periferiche, come neuropatia diabetica associata, sindromi canalicolari compressive quali ad esempio tunnel carpale o compressione del nervo ulnare al gomito).


RMN o elettromiografia?

L’elettromiografia evidenzia anomalie di natura funzionale mentre la RMN mette in mostra anomalie strutturali.
I due test non si escludono a vicenda, ma al contrario risultano complementari.
Per questi motivi, nel caso di dolore cervicale, si consiglia sempre di integrare il processo diagnostico con ambedue gli studi: quello morfologico della RMN cervicale e quello funzionale elettromiografico degli arti superiori.

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