Legamento crociato anteriore: riadattamento all'attività sportiva del calciatore

Ultimo aggiornamento il 2 Novembre 2022
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Fasi e tempi del ritorno in campo

Il processo di riabilitazione e riatletizzazione in seguito a una lesione del legamento crociato anteriore (LCA) nel calciatore passa dal rispetto dei corretti tempi di recupero e dalle proposte pratiche. È essenziale poi la sinergia tra tutte le figure coinvolte.

Una sinergia necessaria

Il processo di riatletizzazione deve considerare ogni persona nel suo insieme e nella propria realtà. Il calciatore che intraprende il percorso riabilitativo, inoltre, deve essere parte attiva dell’intero progetto. Quest’ultimo non può che essere “figlio” del vissuto del calciatore da recuperare, di quello del terapista e del riatletizzatore, che seguono e che diventano parte integrante del recupero stesso.

Le fasi della riabilitazione

Le fasi della riabilitazione

Gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione sono essenzialmente tre, interconnessi fra di loro:

  • recupero fisico (tono, trofismo muscolare, articolarità completa, informazioni neurosensoriali)
  • recupero psico-fisico (fiducia, percezione, controllo del proprio corpo)
  • prevenzione (su eventuali recidive e infortuni su arto contro-laterale).

I tempi di recupero

Arriviamo all’argomento chiave che ad oggi determina un dibattito acceso tra ortopedici, fisiatri, fisioterapisti e preparatori atletici, attraverso articoli scientifici, esperienze lavorative, studi (fisiologia biomeccanica ecc.). Quali sono i tempi di recupero per il ritorno in campo?

Il nostro percorso rieducativo prevede due tipi di protocollo:

  • protocollo normale
  • protocollo accelerato.

A prescindere dal protocollo utilizzato, senza entrare nello specifico, tendiamo ad essere abbastanza precoci nell’approccio per la rieducazione al gesto sportivo specifico. I nostri pazienti iniziano sin dal primo giorno post-intervento, grazie ad interventi chirurgici temporalmente brevi e poco invasivi, a “muoversi” e intraprendere il percorso riabilitativo. I calciatori, nello specifico, attuano il protocollo accelerato, lavorando dalle 4 alle 6 ore al giorno con controlli di routine, attraverso test specifici effettuati nel nostro laboratorio funzionale. Test che ci forniscono informazioni importanti sugli step da seguire nelle tre fasi riabilitative.

La rieducazione funzionale in campo

Dopo le prime due fasi riabilitative e grazie soprattutto alla positività o meno dei test funzionali, il calciatore inizia la terza fase di rieducazione funzionale in campo. Per terza fase e per campo si intendono uno o più cicli di sedute rieducative, anche già dopo un mese dall’intervento, che consentono all’atleta di ripristinare il prima possibile tutte le informazioni neurosensoriali perse a causa dell’infortunio. Viene quindi effettuato uno specifico lavoro su:

  • propriocezione
  • stabilità
  • equilibrio
  • gesti atletici generali e specifici
  • capacità condizionali e coordinative.

Informazioni che, date precocemente e gradualmente, consentono al calciatore di ricostruire schemi motori di base adeguati, senza crearne di errati e compensativi, rispettando i tempi di legamentizzazione del LCA. Iniziare sin da subito a ripristinare informazioni “perse” è la caratteristica fondamentale per far sì che il percorso riabilitativo sia più “pulito possibile” e che al ritorno all’attività sportiva il calciatore abbia una consapevolezza intrinseca della percezione del proprio corpo in tutti i suoi gesti sport specifici, evitando in futuro compensazioni innaturali createsi post-intervento.

La rieducazione funzionale in campo

Dare la possibilità al calciatore di iniziare presto la fase di campo, inoltre, è basilare per rafforzare sin da subito l’aspetto psicologico, in quanto come paziente “evade” dall’ambiente clinico per ritrovarsi immediatamente nel proprio ambiente sportivo, dove riutilizza il proprio strumento di lavoro: il pallone. Quest’ultimo importantissimo, perché permette di innescare un aspetto ludico, una vera e propria “medicina” in grado perfino di inibire fastidi o dolori che possono limitare il processo riabilitativo.

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