Ipertermia

Ultimo aggiornamento il 8 Settembre 2022
Ipertermia

L’applicazione dell’Ipertermia in ambito riabilitativo sfrutta gli effetti biologici di un mezzo fisico (le microonde) per ottenere risposte termiche (e non) sui tessuti corporei. Questa potenzialità venne sviluppata inizialmente come trattamento per alcune forme oncologiche in associazione ad ulteriori terapie e solo successivamente mutuata sotto forma di Ipertermia fisioterapica in virtù delle eccellenti risposte sul metabolismo cellulare.


Il termine Ipertermia comprende svariati significati in ambito medico. In campo fisioterapico e riabilitativo con Ipertermia si intendono comunemente due fattori tra loro legati da un meccanismo di causa ed effetto:

  • il dispositivo appositamente formulato (la causa della stimolazione dell’ipertermia) per ricreare degli effetti terapeutici tramite la stimolazione di calore endogeno;
  • il calore esogeno erogato ed il calore endogeno generato dal dispositivo di cui sopra (l’effetto dell’applicazione dell’Ipertermia). I lemmi endogeno (parola composta da endo- e -geno; cfr. gr. ἐνδογενής che potremmo tradurre come “generato dentro, all’interno”) ed esogeno (composta da eso- e -geno, che si contrappone ad endogeno e “che proviene o nasce dal fuori”) possono sembrare tecnicismi superflui, ma rappresentano, il primo, la risposta biologica che si instaura a seguito dell’applicazione dell’elettromedicale e, il secondo, la manifestazione della trasmissione dell’energia dal macchinario a tessuti corporei.

In ultima istanza è proprio il calore il meccanismo tramite cui l’Ipertermia (dispositivo) scatena una risposta nei tessuti. Risposta comune all’applicazione di un’altra elettroterapia, la Tecarterapia.

Per poter meglio individuare a cosa serve l’Ipertermia, le sue conseguenze ed i campi di utilizzo di questo specifico apparato elettromedicale, analizziamo dapprima gli effetti sui tessuti corporei delle microonde, ovvero il principio fisico di cui si avvale la metodica.

Cos’è l’Ipertermia

Come detto in precedenza, l’intuizione di impiegare l’Ipertermia per scopi fisioterapici deriva dall’osservazione che alcune cellule tumorali si rivelano sensibili al calore, dove però l’applicazione di questa potenzialità in ambito riabilitativo non viene sfruttata per “cuocere” le cellule cancerose (come avviene in campo oncologico), ma per applicare un modesto e piacevole riscaldamento, assieme ad altri effetti non termici dovuti alle microonde erogate dal macchinario.

Come funziona

Probabilmente nel momento in cui si sente parlare di microonde viene subito alla mente l’apparecchio adibito alla preparazione dei cibi che abita molte cucine: questo elettrodomestico sfrutta le radiazioni elettromagnetiche con una lunghezza d’onda specifica e un’alta frequenza. Le microonde sono largamente impiegate in svariati ambiti a partire dalla metà del XX secolo in virtù della loro sicurezza, comune a tutte le onde elettromagnetiche non ionizzanti. Per ricreare gli effetti terapeutici, si deve però prevedere un preciso controllo dell’intensità e della distanza dalla fonte di emissione. La natura di eventuali rischi dell’Ipertermia dipende, infatti, dall’incremento di temperatura indotto dall’intensità del campo elettromagnetico e dall’interazione dell’energia erogata con i tessuti.

In altre parole, gli effetti biologici (positivi o negativi) delle microonde derivano dalle caratteristiche fisiche delle microonde stesse e di quelle strutture verso cui sono indirizzate, ovvero i tessuti corporei. Se per erogare un quantitativo terapeutico di microonde basta però modulare le impostazioni del macchinario, non è così semplice trattare tessuti specifici se non si è Specialisti di settore. Le cellule del corpo, infatti, sono avvolte una ad una da sottili membrane che le definiscono rispetto all’ambiente circostante: tali membrane isolano selettivamente l’ambiente interno alle cellule con i soluti che vi sono disciolti (vari sali organici e inorganici, molecole polari e quindi con un’asimmetria di carica elettrica, proteine e, soprattutto, acqua). L’interazione delle microonde con questi composti produce oscillazioni delle molecole e questo movimento produce a sua volta degli effetti elettrici, generando un passaggio di corrente attraverso il corpo. Il risultato è lo sviluppo di calore, che sarà tipico a seconda del tessuto raggiunto dalle microonde.

Ipertermia come fisioterapia: il macchinario

L’Ipertermia è un macchinario che possiamo concettualmente dividere in due parti:

  • La sorgente di microonde, che produce l’effetto localizzato ipertermico. Questo diminuisce con la profondità del tessuto (maggiore in superficie rispetto alla profondità);
  • Il bolus, ovvero un elemento che serve a raffreddare la superficie cutanea di modo da permettere al calore di penetrare in profondità senza surriscaldare la pelle, da una parte abbattendo il riscaldamento superficiale e dall’altra mantenendo la possibilità di riscaldare in profondità.

Gli effetti dell’Ipertermia

Gli effetti biologici si possono classificare in:

  • effetti termici (che tendono a provocare un aumento della temperatura);
  • effetti non termici (che invece si ripercuotono sui livelli di energia degli atomi o sulla rotazione e vibrazione degli ioni e delle molecole polari presenti nel tessuto).

Effetti termici

Gli effetti termici dell’Ipertermia rappresentano la componente più importante nell’interazione microonde-tessuto e sono derivati dalla trasformazione dell’energia elettromagnetica assorbita dal corpo in energia cinetica delle molecole. Il risultato è un riscaldamento generale dovuto al movimento delle cariche elettriche ed alla vibrazione delle molecole di acqua e dei composti organici.

Le molecole di acqua, dopotutto, possiedono il più elevato grado di assorbimento di microonde. Ecco perché i tessuti che presentano un’elevata concentrazione di acqua mostrano un assorbimento maggiore di energia e “frenano” le onde elettromagnetiche, mentre i tessuti scarsamente idratati mostrano, al contrario, un assorbimento inferiore e una penetrabilità maggiore. In quest’ultimo caso le microonde possono quindi procedere con maggior agio verso gli organi profondi.

Naturalmente vi sono altri fattori che influenzano la produzione di calore; tra questi rivestono un ruolo molto importante la frequenza delle microonde e parametri elettrici come la costante dielettrica dei tessuti. Dopotutto, la penetrazione delle onde elettromagnetiche di tipo microonde segue delle precise leggi fisiche legate alle loro caratteristiche: più aumenta la loro frequenza, meno l’onda penetra in profondità e, viceversa, per frequenze inferiori si avranno maggiori possibilità di raggiungere tessuti non superficiali. Con la frequenza tipicamente scelta per l’Ipertermia fisioterapica (434 MHz) gli effetti corporei arrivano fino ad una profondità di pochi centimetri (3-4 cm).

Effetti non-termici

Gli effetti non-termici, in generale, non producono aumento di temperatura. Questi sono ad oggi oggetto di studi teorici e ricerche sperimentali, come si evince dalla normativa italiana CEI (Esposizione Umana ai Campi elettromagnetici ad alta frequenza), edita dal Comitato Elettrotecnico Italiano.

Ipertermia ginocchio
L’Ipertermia può essere applicata a vari distretti osteo-articolari: nella foto, il trattamento dell’articolazione del ginocchio.

L’Ipertermia è sicura?

Nella valutazione di possibili rischi legati all’utilizzo di tale metodica, si devono sempre tenere a mente alcuni accorgimenti legati alla termo-dispersione e alla termo-tolleranza dei tessuti. Vediamo insieme di cosa si tratta.

La termo-dispersione

La termo-dispersione indica la capacità dei tessuti di disperdere il calore. È strettamente legata alle caratteristiche che ogni singolo tessuto possiede una volta riscaldato. Quindi:

  • tessuti che mostrano una buona vascolarizzazione possiedono la capacità, attraverso un meccanismo di vasodilatazione riflessa, di termoregolare l’ambiente cellulare e, quindi, di evitare aumenti eccessivi di temperatura che possono risultare dannosi. Ecco che, dopo aver raggiunto un valore massimo di riscaldamento, ad ulteriore aumento della somministrazione di calore non corrisponde un aumento della temperatura, che rimane pressoché costante, in queste aree trattate con l’Ipertermia;
  • tessuti poco vascolarizzati, invece, hanno una capacità di termoregolazione ridotta e quindi la dose di energia (calore) somministrata dovrà essere diminuita durante il trattamento per evitare danni alle cellule. In questo caso si verifica un innalzamento della temperatura nel tessuto direttamente proporzionale all’erogazione di calore.

È molto importante, quindi, tenere a mente che il riscaldamento di tessuti relativamente poco vascolarizzati come il tessuto adiposo, impone all’operatore una particolare attenzione: a parità di potenza emessa, la temperatura raggiungibile in una zona ricca di adipe è nettamente superiore a quella di un’area costituita da tessuto muscolare. Ecco perché, in base alle caratteristiche dell’area da trattare, la scelta della corretta impostazione della temperatura del liquido termostatato all’interno del bolus e della potenza massima utilizzabile sarà indispensabile ai fini terapeutici.

La termo-tolleranza

La termo-tolleranza è una risposta biologica del tessuto alla somministrazione (e generazione) di calore (esogeno ed endogeno) rispetto ad una precedente erogazione di energia. Studi scientifici approfonditi in campo oncologico hanno confermato che un tessuto tanto più è riscaldato, tanto più è refrattario ad un ulteriore riscaldamento per un periodo di tempo anche piuttosto lungo. Per trattamento di 30 minuti a temperature medie di circa 40°C, sono necessarie della 48 alle 72 ore per invertire il fenomeno di termo-tolleranza e quindi consentire ad un nuovo trattamento termico di esplicare la sua efficacia.

Per questo motivo si è proposto (anche in ambienti medici non oncologici e in analogia a protocolli già utilizzati in oncologia) di eseguire l’Ipertermia non più di 2 o 3 volte alla settimana, con un intervallo ideale di 72 ore tra un trattamento e il successivo. Ovviamente queste indicazioni possono variare a seconda della specifica patologia del paziente e del protocollo riabilitativo scelto dal terapista.

Ipertermia: indicazioni d’uso

Nella moderna fisioterapia e riabilitazione, si dedica un ampio spazio all’impiego dell’Ipertermia. In particolare, si tendono a trattare con questo macchinario:

  • patologie degenerative osteoarticolari, come l’artrosi, assai frequente nella popolazione;
  • patologie che coinvolgono muscoli e tendini, come tendinopatie e tendinosi croniche.

Controindicazioni all’Ipertermia

Le controindicazioni all’impiego dell’Ipertermia fisioterapica sono così schematizzabili:

  • Pazienti con stimolatori cardiaci o altri dispositivi elettrici impiantati;
  • Pazienti con protesi metalliche limitrofe alla sede da trattare;
  • Pazienti con malattie emorragiche o trombotiche, che quindi implichino un’alterazione dei meccanismi di coagulazione;
  • Pazienti con gravi disturbi cardiaci come quelli riferibili all’angina pectoris o insufficienza circolatoria che non permetterebbe al calore generato di essere smaltito tra una seduta e la successiva;
  • Bambini, per l’indicazione di non stimolare oltremodo le cartilagini in accrescimento, che risultano un tessuto estremamente delicato;
  • Donne in gravidanza;
  • Pazienti con malattie dermatologiche acute soprattutto se limitrofe la sede da trattare;
  • Pazienti con abbondante pannicolo adiposo per la scarsa capacità di questo organo di disperdere calore;
  • Pazienti con segni di infezione locale.

L’Ipertermia resta un macchinario da applicare previa prescrizione medica e, nel caso il paziente faccia parte delle categorie sopra elencate, sarà cura del Curante sciogliere ogni dubbio relativo alla fattibilità terapeutica. Qui ricordiamo che l’Ipertermia è una metodica sicura e che prevede un continuo monitoraggio da parte di apparecchiature elettroniche per regolare non solo la quantità di energia erogata, ma anche la temperatura del bolus.

Da non dimenticare: lievi fastidi possono essere percepiti dal paziente durante l’applicazione. Questa eventualità è lo specchio di quanto accade a livello cellulare su un tessuto traumatizzato che non è in grado di rispondere alla generazione di calore endogeno come avverrebbe fisiologicamente. È questa la ragione per cui si sconsiglia, solitamente, di applicare l’Ipertermia durante le fasi acute o le riacutizzazioni/recidive di patologie croniche. L’aumento dell’afflusso di sangue all’area lesa aumenta il metabolismo della zona e velocizza i processi di guarigione; contemporaneamente un riscaldamento terapeutico favorirà l’estensibilità delle fibre del tessuto connettivo, preparando il corpo a movimenti di allungamento di vario grado.

Per chiarire ogni dubbio, abbiamo parlato più approfonditamente in questo contenuto delle molteplici e interessanti differenze (e somiglianze) tra TECAR e Ipertermia.

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