Dolore cervicale: cause, sintomi ed esami diagnostici

Ultimo aggiornamento il 18 Gennaio 2023
fisiatra per dolore cervicale

Cosa fa il fisiatra per la cervicale: il collo è una struttura anatomica complessa

Nel linguaggio comune i termini “cervicale” e “cervicalgia” sono spesso usati come sinonimi per far riferimento ad una sindrome dolorosa localizzata al collo. Cervicale, però, è un termine anatomico, usato impropriamente, perché si riferisce al primo tratto della colonna vertebrale. Il termine più corretto per indicare un dolore in sede cervicale è cervicalgia. Va, però, precisato che la cervicalgia è un sintomo e non una patologia di per sé e, in quanto tale, può essere la spia di una varietà di condizioni patologiche sottostanti, nella maggioranza dei casi di natura benigna, che richiedono però una diagnosi eziologica.
Infatti, il collo è una struttura anatomica complessa dotato di un sistema muscolo-osteo-articolare che consente ampie escursioni articolari e nello stesso tempo ospita numerose strutture vascolo-nervose importanti come:
⁜ le arterie carotidi
⁜ le vene giugulari
⁜ il nervo vago
⁜ il primo tratto dell’apparato digerente e respiratorio
⁜ le strutture endocrine come tiroide e paratiroidi.
Pertanto, dal punto di vista eziologico c’è una fondamentale distinzione da fare e più precisamente:
⁜ cervicalgia secondaria ad una patologia organica
⁜ cervicalgia non specifica perché non associata ad un chiaro danno organico.
Una distinzione necessaria al fine di procedere ad un inquadramento diagnostico preciso e ad una terapia adeguata.
Si ritiene che circa il 70% della popolazione generale riferisce una cervicalgia nell’arco della propria vita. L’incidenza è maggiore nel sesso femminile e nella fascia di età compresa tra 40 e 60 anni.


Le cause del dolore cervicale


La classificazione della cervicalgia, nella letteratura scientifica internazionale, si basa:
⁜ sulla sede di localizzazione del dolore: cervicalgia suboccipitale, superiore e inferiore
⁜ oppure sulla durata del dolore: acuto se si risolve in sette giorni, subacuto se si risolve tra sette giorni e tre mesi, cronico se passano oltre tre mesi.
Le cause di dolore cervicale possono essere molteplici: su base degenerativa, traumatica, infiammatoria o neoplastica. Inoltre, alcune patologie dei distretti anatomici vicini, come quello cerebrale, cranio-facciale o toracico, possono provocare dolore cervicale. Prima di pensare al trattamento del dolore è necessario quindi procedere ad un inquadramento diagnostico preciso. A tal fine è fondamentale una ricerca anamnestica accurata ed un esame obiettivo altrettanto minuzioso.

I fattori principali da mettere in evidenza durante l’esame del paziente sono:
⁜ la presenza o meno di limitazione del movimento
⁜ la presenza o meno di cefalea
⁜ la storia di un trauma recente
⁜ l’eventuale irradiazione del dolore agli arti superiori.
In base a questa classificazione potremo parlare di:
⁜ dolore cervicale con deficit di motilità
⁜ dolore cervicale con disturbi della coordinazione dei movimenti (colpo di frusta cervicale)
⁜ dolore cervicale con cefalea
⁜ dolore cervicale con irradiazione radicolare.


L’esame clinico del fisiatra per il dolore cervicale


L’esame clinico inizia con l’ispezione per evidenziare l’atteggiamento del capo e del collo, considerando il rachide nella sua totalità, e prosegue con i test di mobilità segmentaria in tutti i piani di movimento. Il movimento viene valutato sia attivamente che passivamente e deve riguardare anche gli altri distretti della colonna. La palpazione valuta il grado di contrattura del trapezio, dei paravertebrali, della muscolatura profonda, dell’elevatore della scapola e del romboide e si possono mettere in evidenza trigger point e tender point. Valutare la forza della muscolatura di sostegno del capo permette di identificare carenze che possono giustificare le contratture recidivanti e si valuta anche la forza degli arti superiori. Un esame neurologico completo è fondamentale per la diagnosi differenziale con le patologie a carico del sistema nervoso.


Tipi di dolore


Il dolore con deficit di motilità in genere si riacutizza con i movimenti del collo, provoca una limitazione della sua motilità e non si irradia agli arti superiori. Clinicamente si osserva una limitata motilità attiva e passiva del collo con dolore nelle posizioni estreme. Questo tipo di dolore è solitamente muscolare.

fisiatra per dolore cervicale

Il dolore cervicale con disturbi della coordinazione compare in seguito ad un trauma distorsivo della colonna cervicale (colpo di frusta), anche in questo caso solitamente non si irradia agli arti superiori, ma può essere associato a sintomi aspecifici come:
⁜ nausea
⁜ vertigini
⁜ difficoltà di concentrazione.


Il dolore cervicale con cefalea è un dolore non continuo, spesso scatenato o aggravato dai movimenti del collo, ma soprattutto dal mantenimento, per lungo tempo, di alcune posizioni o posture forzate. Si tratta di un dolore miofasciale che origina dai muscoli e dalle fasce muscolari della nuca e del collo.


Il dolore cervicale con irradiazione radicolare è in genere continuo, spesso di notevole intensità, si irradia all’arto superiore lungo il territorio di distribuzione di una delle radici nervose che compongono il plesso brachiale. Il dolore, inoltre, si può associare a disturbi sensitivi, parestesie nel territorio radicolare interessato o diminuzione di forza.


Esami diagnostici


Tra gli esami diagnostici che possono essere necessari per una valutazione completa, sempre in base a quanto riscontrato in anamnesi e con l’obiettività clinica, partendo dall’esame di prima linea, il più semplice da eseguire è la radiografia del rachide cervicale nelle due proiezioni antero-posteriore e latero-laterale. Se durante l’esame clinico è stata messa in evidenza una compromissione dell’equilibrio sagittale del rachide è utile eseguire una radiografia del rachide in toto sotto carico.
Approfondimenti diagnostici più specifici vanno riservati ai casi in cui si sospetti una compromissione delle strutture nervose, come segni radicolari o deficit muscolari segmentali. In questi casi una risonanza magnetica è raccomandabile.
L’elettromiografia va riservata ai casi in cui gli esami diagnostici di prima linea non abbiano chiarito a sufficienza il quadro e nella diagnosi differenziale con patologie di pertinenza neurologica. Nei casi in cui ci sia il sospetto di sofferenza midollare, con evidenza alla RM di compressione, sarà opportuno procedere con l’esame dei potenziali evocati.

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