Artroplastica trapeziometacarpale

Ultimo aggiornamento il 12 Ottobre 2023
Artroplastica trapeziometacarpale quale possibile soluzione dopo fallimento di osteosintesi per frattura, il report del Dottor Massarella.

L’intervento eseguito dopo fallimento di osteosintesi per frattura spiegato nel case report del Dottor Massarella

La letteratura scientifica mostra prove di efficacia contrastanti riguardo il trattamento chirurgico delle fratture della base metacarpale e di altre patologie, come l’artrosi, che interessano l’articolazione che si instaura tra il trapezio ed il primo metacarpo, alla base del pollice. Nello scenario attuale, infatti, l’utilizzo di un impianto protesico trapeziometacarpale rappresenta un intervento all’avanguardia come recupero di esiti nelle fratture complesse e comminute, caratterizzate da frammenti multipli intra-articolari, spesso non trattate in modo risolutivo con osteosintesi a cielo aperto o percutanea.

In questo contesto, la nuova pubblicazione disponibile per la consultazione online su JHSGO, giornale ufficiale dell’American Society for Surgery of the Hand (Società Americana per la Chirurgia della Mano) dall’8 febbraio 2023 e firmata dal Dottor Massimo Massarella, Chirurgo della mano e del polso presso il Centro Medico di Eccellenza FIFA e FIMS c/o la Casa di Cura Villa Stuart di Roma – Top Physio Balduina, mette in luce i punti di forza e i quesiti ancora dibattuti dell’artroplastica trapeziometacarpale.

Perché optare per un intervento di artroplastica in caso di frattura articolare?

Con il termine artroplastica si intende una procedura chirurgica appositamente dedicata alla sostituzione di un’articolazione non più funzionale e si caratterizza per l’impianto di una protesi. Come è intuibile, l’artroplastica può essere eseguita presso varie articolazioni e diventa, secondo il parere del Dottor Massarella, un intervento possibile in caso di fratture trapeziometacarpali in cui è estremamente complesso – se non irrealizzabile – ripristinare altrimenti il profilo dei capi articolari coinvolti nella lesione. Lo scopo dell’artroplastica diventa, infatti, quello di ristabilire la corretta mobilità articolare e limitare la presentazione clinica di tensione, dolore e rigidità spesso associata all’articolazione non più ottimamente funzionante, nonché ridurre il rischio di sviluppare artrosi nel medio e lungo termine, migliorando la qualità della vita dei pazienti e delle pazienti che si rivolgono al Chirurgo ortopedico.

Il caso clinico

Nel suo nuovo case report, il Top Specialist descrive proprio l’operazione proposta ad un paziente precedentemente sottoposto a stabilizzazione aperta di una sublussazione e frattura a più frammenti avvenuta alla base del pollice della mano destra: gli esiti di questo intervento hanno lasciato l’uomo di 61 anni in preda a dolori continui e rigidità articolare che lo hanno portato a rivolgersi al Chirurgo della Clinica romana. È a questo punto che il Dottor Massarella e la sua équipe hanno eseguito l’intervento di artroplastica, registrando risultati estremamente positivi e definitivi.

È bene ribadire che queste conclusioni incoraggianti devono tuttavia essere sempre inquadrate nel contesto del paziente prima di considerare l’artroplastica come trattamento di prima linea per le fratture che coinvolgono l’articolazione trapezio-metacarpale: è infatti necessario considerare lo stile di vita e le abitudini sportive, ludiche e lavorative del/della paziente che si presenta all’attenzione dell’Ortopedico. Nello specifico caso riportato dallo studio, ovvero un impianto di protesi eseguito dopo il fallimento dell’osteosintesi eseguita con riduzione aperta tramite fissazione interna, l’artroplastica ha permesso di risolvere la rigidità, il dolore e la perdita di funzione del pollice in un paziente ancora giovane e attivo, divenendo una vera e propria salvage technique (trattamento di salvataggio) dell’articolazione.

Artroplastica come intervento di salvataggio articolare

Il caso riportato è unico nella letteratura medico-scientifica e crea un precedente virtuoso: a distanza di mesi dall’intervento, i risultati sono buoni ed evidenziano un sensibile miglioramento rispetto al dolore riscontrato nel preoperatorio, ma anche un aumento della forza e della mobilità articolare. Le performance positive fanno ben sperare per selezionare pazienti adatti a questo tipo di intervento, sia come trattamento primario, sia come opzione secondaria a seguito di fallimento di osteosintesi.

Lasciamo di seguito, per chi volesse, il nostro precedente articolo relativo ad una pubblicazione relativa alla protesi eseguita sull’articolazione trapezio-metacarpale firmata dal Top Specialist, ma anche il link allo studio originale oggetto dell’attuale approfondimento.

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