Mobilizzazione passiva continua (CPM, Kinetec): Teoria e principi di applicazione clinica

La mobilizzazione passiva continua è il principio riabilitativo. I dispositivi medici, che sfruttano questo principio, sono chiamati, apparecchiature per la mobilizzazione passiva (o abbreviando CPM). In Italia queste apparecchiature vengono chiamate Kinetec, dal nome del primo e più grande produttore di apparecchiature per la mobilizzazione passiva.
La rigidità conseguente ad un intervento chirurgico o ad un infortunio ad un’articolazione si sviluppa progressivamente in quattro stadi: Sanguinamento, edema, tessuto di granulazione e fibrosi. La mobilizzazione passiva continua (kinetec) applicata correttamente durante i primi due stadi della rigidità articolare agisce drenando il sangue ed il fluido edematoso fuori dall’articolazione e dai tessuti periarticolari, mantendo una normale compliance dei tessuti periarticolari. 
Perciò la mobilizzazione passiva continua (kinetec) è efficace nel prevenire la rigidità articolare se applicata all’articolazione immediatamente dopo l’intervento chirurgico e continuata fino a che l’edema, che limiterebbe il completo movimento dell’articolazione, non si sviluppa più.
Questo concetto è stato applicato con successo nella riabilitazione del ginocchio, della spalla, del gomito, della mano, del polso e della caviglia. 
Von Riemke nel 1926 affermava, che “ in tutte le patologie delle articolazioni è indispensabile il movimento. Il movimento dovrebbe iniziare il primo giorno dopo l’intervento chirurgico, dovrebbe essere molto lento ed il più possibile continuo”. Salter, l’inventore del concetto della mobilizzazione passiva continua , dimostrò nel 1960 grazie ai suoi studi sul ginocchio di un coniglio, che l’immobilizzazione risultava nella necrosi della cartilagine articolare. Salter arrivò quindi al concetto, che dato, che l’immobilizzazione è ovviamente deleteria per le articolazioni e, che la mobilizzazione intermittente è più sana, allora la mobilizzazione continua doveva essere ancora migliore e dato, la faticabilità dei muscoli scheletrici, lui concluse, che il movimento per essere continuo, doveva essere anche passivo. Egli credeva anche, che la mobilizzazione passiva continua, se lenta, avesse anche il vantaggio di poter essere applicata immediatamente dopo l’intervento chirurgico o l’infortunio, essendo indolore. Questa intuizione era basata sulla teoria del gate-control, che affermava che stimoli sensitivi afferenti, avrebbero inibito i stimoli dolorosi. 
La mobilizzazione passiva continua (kinetec), originariamente sviluppata per promuovere la rigenerazione articolare è oggi clinicamente usata per evitare l’artrofibrosi conseguente ad un trauma o ad un intervento chirurgico sulle articolazioni del ginocchio, della spalla, del gomito, della mano, del polso e della caviglia.
Per capire come la mobilizzazione passiva continua (kinetec) è efficace nel mantenere il range articolare dopo un infortunio o un intervento chirurgico, bisogna prima capire la patofisiologia della rigidità articolare.


 Patofisiologia della rigidità articolare

  • • Sanguinamento
    • Edema
    • Tessuto di granulazione
    • Fibrosi

    Stadio 1: Sanguinamento

    Il primo stadio, che inizia nei primi minuti dopo un intervento chirurgico o un trauma e che dura ore, consiste nella distensione della capsula articolare causata dal sanguinamento e dall’edema nel tessuto periarticolare. La capsula articolare dell’articolazione raggiunge un massimo di distenzione e quando si tenta di fletterla o estenderla, la pressione idrostatica aumenta ancor di più, causando un forte dolore e marcata rigidità. Difatti dopo un trauma o dopo un intervento chirurgico, la naturale posizione dell’articolazione nella posizione di massimo volume articolare tende a minimizzare la pressione intrarticolare.

    Stadio 2: Edema

    Il secondo stadio della rigidità, che inizia dopo poche ore e che dura giorni è causato dai mediatori dell’infiammazione rilasciati dalle cellule morte, che causano la dilatazione dei vasi sanguigni e l’edema. L’edema a sua volta causa il peggioramento della rigidità articolare ed il dolore. Fino a questo punto gli effetti collaterali dell’immobilità sono dovuti esclusivamente all’accumolo di fluido. Nei prossimi due stadi, il fluido sarà rimpiazzato dalla deposizione di matrice extracellulare, demarcando un importante punto di transizione nell’irreversibilità della rigidità articolare.

    Stadio 3: Tessuto di granulazione

    Il terzo stadio inizia nei primi giorni e dura fino ad alcune settimane. Il tessuto di granulazione è altamente vascolarizzato e rappresenta la transizione fra l’accumolo di fluido e la deposizione di matrice extracellulare, all’interno ed intorno all’articolazione. A questo punto la rigidità articolare diventa più importante e la mobilizzazione passiva continua non è più in grado di risolverla.

    Stadio 4: Fibrosi

    Durante questo ultimo stadio, il tessuto di granulazione si trasforma in tessuto cicatriziale denso e rigido.
    I benefici che offre la mobilizzazione passiva continua (kinetec) sono:
    • Riduce l’accumolo di sangue all’interno ed intorno all’articolazione
    • Evita lo sviluppo della rigidità articolare
    • Permette di iniziate la riabilitazione subito dopo l’intervento chirurgico
    • Accorcia i tempi di recupero

 Indicazioni per il ginocchio

  • • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di sostituzione protesica del ginocchio
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di ricostruzione del legamento crociato posteriore
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di meniscectomia
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di microfratture per la cartilagine
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di una frattura articolare (frattura del piatto tibiale, frattura del femore)
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di una frattura della rotula

 Indicazioni per l'anca

  • • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di artroprotesi d’anca
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di osteotomia dell’anca
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di artroscopia dell’anca

 Indicazioni per la spalla

  • • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di sostituzione protesica della spalla
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di artroscopia per una lesione della cuffia dei rotatori
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di una frattura dell’omero prossimale
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di una frattura della scapola
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di acromioplastica
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento dopo una lussazione della spalla

 Indicazioni per il gomito

  • • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di una frattura intra-articolare del gomito
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di una frattura metafisaria del gomito
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di release delle adesioni extra-articolari del gomito
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di sostituzione protesica del gomito
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di artroscopia del gomito

 Indicazioni per la mano ed il polso

  • • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di tenolisi dei tendini flessori ed estensori
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di aponeurectomia per il morbo di Dupuytrens
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di riparazione di fratture diafisarie, metafisarie ed epifisarie delle falangi
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di sostituzione protesica delle articolazioni metacarpofalangea, interfalangea prossimale ed interfalangea distale

 Indicazioni per la caviglia

  • • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di ricostruzione del tendine di Achille
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di ricostruzione del legamento collaterale laterale
    • Nella riabilitazione post-operatoria nei pazienti, che hanno subito un intervento di ricostruzione del legamento collaterale mediale

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